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Aziende di trasporto pubblico: distanze impossibili, rischio caos

Le aziende di trasporto pubblico scrivono al ministro: misure ingestibili, allarme per le code. Si punti sulle mascherine, no al distanziamento in carrozza.

Il sito corriere.it riporta la protesta delle aziende di trasporto pubblico al governo:

no al distanziamento di un metro, è sufficiente la mascherina, altrimenti diventa impossibile soddisfare l’esigenza di trasporto pubblico che sarà comunque superiore al 25-30 per cento imposto dal metro di distanza. Sintesi ragionata: con il distanziamento di un metro la capacità del trasporto pubblico si attesta al 25-30 per cento, ma la domanda di mobilità – non il 4 maggio, magari neanche il 18, ma quasi sicuramente quando riprenderanno tutte le attività a settembre – sarà di molto superiore, magari arriverà al 50 per cento e il distanziamento di un metro non solo non garantirà la richiesta di trasporto ma rischia di creare assembramenti nelle stazioni e nelle fermate di bus e tram pericolosi per la salute.

Il sito corriere.it prosegue:

La soluzione potrebbe essere quella di «eliminare» la regola del distanziamento di un metro. Con tutte le precauzione del caso. «Stiamo semplicemente chiedendo, visto che a oggi si è parlato in termini di o-o, o mascherina o distanziamento di un metro, se sia possibile valutare la possibilità di tutelare la salute dei passeggeri con la sola mascherina – continua Giana – togliendo il distanziamento. Questo renderebbe possibile una capienza fino al 50 per cento del trasporto garantendo un’offerta più in linea alla richiesta futura. Se non sarà possibile, bisognerà lavorare per ridurre la domanda in maniera forte». Pena «il sovraffollamento delle aree di attesa delle stazioni e alle fermate, ottenendo un effetto contrario a quello desiderato – si legge nella lettera – Assembramenti non controllabili e pericolosi per la salute delle persone e addirittura potenziali problemi di ordine pubblico». Non c ‘è solo l’appello delle aziende del Tpl. C’è anche il piano della Regione per la Fase 2 che ruota intorno alle fasce orarie. «Non si può pensare che la gente si blocchi agli accessi – dice il governatore Fontana – dobbiamo diminuire il flusso, allungando la giornata, spalmando il turnover non più su 5 giorni, ma su 7 lavorativi». Il concetto da eliminare è quello dell’ora di punta, un grande classico delle metropoli.

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